WeWork verso Ipo, ricavi crescono ma nel 2018 buco di 1,6 mld di dollari

WeWork ha depositato il prospetto in vista di una Ipo che potrebbe esserci a settembre. Ad aprile The We Company, la controllante, aveva consegnato alla Securities and Exchange Commission i documenti legati al debutto in borsa ma in forma confidenziale. Da oggi i documenti sono accessibili a tutti.

La start-up newyorchese che offre spazi di lavoro condivisi - fino ad ora valutata fino a 47 miliardi di dollari - ha fatto una scelta insolita: offrirà titoli di Classe A, ognuno con un diritto di voto, oltre a titoli di Classe B e C, ognuno con un potere equivalente a 20 voti.

L'azienda nata 9 anni fa non ha spiegato quanti titoli offrirà né a che prezzo intende venderli. Non ha nemmeno scelto l'exchange su cui i suoi titoli - che avranno come ticker "WE" - verranno scambiati.

Secondo il Financial Times, il gruppo conta di raccogliere dai 3 ai 4 miliardi cosa che la renderebbe una delle principali Ipo dell'anno in corso dopo qeulla di Uber (che a maggio ha rastrellato circa 8 miliardi).

Gli underwriter principali sono J.P. Morgan Securities e Goldman Sachs.

Dai documenti emerge il costo dell'espansione internazionale di WeWork, arrivato anche in Italia (a Milano). Nei primi sei mesi dell'anno il gruppo ha registrato una perdita di 690 milioni di dollari ma i ricavi sono più che raddoppiati a 1,54 miliardi. Nel 2018 il gruppo ha messo un buco di 1,61 miliardi e vendite per 1,82 miliardi. Nel 2017 la perdita era stata di 884 milioni e il fatturato di 886 milioni.

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