Whirlpool: stop a produzione a fabbrica Embraco (vicino a Torino), 500 esuberi

Whirlpool ha annunciato che nel 2018 metterà fine alle attività della controllata Embraco con sede nel comune di Riva presso Chieri (Torino), provocando circa 500 esuberi. E' stata poi l'azienda  italiana specializzata nei compressori per frigoriferi a precisare che il licenziamento collettivo chiama in causa 497 persone sulle 537 occupate nella fabbrica piemontese. 

Stando a un documento depositato presso la Sec, la Consob Usa, la mossa comporterà per il colosso americano degli elettrodomestici costi legati al lavoro per circa 50 milioni di dollari, oneri per 25 milioni di dollari e altri costi di 5 milioni associati alla ristrutturazione. Whirlpool ha aggiunto che degli 80 milioni di costi, 55 milioni risulteranno in spese future in contanti.

La decisione è stata approvata dal management di Whirlpool il 4 gennaio scorso. L'azienda Usa ha spiegato che la produzione e l'assemblaggio di compressori verranno concentrate in altri centri produttivi di Embraco.

La spiegazione dell'azienda italiana
Annunciando l’intenzione di procedere alla cessazione della produzione nello stabilimento di Riva Presso Chieri (Torino), Embraco ha comunicato che manterrà comunque una presenza in Italia. Come si legge in una nota, l'azienda ha aggiunto che "prima di giungere a questa decisione sono stati attentamente valutati diversi scenari alternativi ma nessuno di questi ha rappresentato una soluzione appropriata per continuare la produzione nello stabilimento".

Il comunicato recita anche che "l’Italia rimane un paese importante per Embraco, che manterrà qui una presenza con un ufficio commerciale al fine di continuare ad assistere la propria clientela". Come parte di questo processo, l’azienda avvierà la procedura sindacale riguardante la cessazione della produzione nello stabilimento di Riva. Allo stesso tempo il gruppo - la cui scelta è stata giudicata "inaccettabile" dai sindacati -si dice "pienamente consapevole delle sue responsabilità nei confronti dei propri dipendenti". La controllata di Whirlpool conferma che lavorerà in stretta collaborazione con i rappresentanti sindacali, le autorità pubbliche e i funzionari locali per cercare soluzioni perseguibili e su misura per il personale coinvolto.

La reazione dei sindacati
Uilm e Fiom di Torino hanno fatto notare che la comunicazione è arrivato a tre mesi dalla decisione, riferita dall’azienda il 26 ottobre 2017, di ridurre i volumi produttivi assegnati allo stabilimento torinese, che produce compressori per frigoriferi, delocalizzando la produzione in altri stabilimenti del gruppo. Tale scelta ha reso impossibile l’utilizzo dei contratti di solidarietà applicati fino all’autunno e, se sarà confermata, determinerà la chiusura definitiva dell’impianto.

Commenta Dario Basso, segretario generale della Uilm di Torino: “La Embraco continua sulla linea intransigente mirata a dismettere l’attività produttiva a Riva di Chieri e lo dimostra nei fatti con l’attivazione della procedura di licenziamento collettivo per tutti i lavoratori. Adesso ci sono i canonici 75 giorni di trattativa, in cui dovremo adoperarci per fare in modo che l’azienda cambi questa decisione. È urgente aprire un tavolo di trattativa e servirà anche un passaggio al Mise per valutare strade alternative ai licenziamenti”.

Federico Bellono, segretario generale della Fiom di Torino, ha aggiunto: “Lo scenario che ci viene presentato è di gran lunga il peggiore tra quelli che si potevano prefigurare: dalla riduzione dei volumi annunciata nelle scorse settimane si passa al loro azzeramento, e quindi alla chiusura dell’attività produttiva. La totale assenza di responsabilità sociale da parte della Embraco è inaccettabile per le istituzioni, oltre che per i lavoratori. Che comunque non potranno che essere ancora più determinati in tutte le iniziative possibili a difesa della loro fabbrica, tanto più che ci giunge notizia che già in queste ore la Direzione aziendale sta svuotando gli uffici”.

Whirlpool cede l'1,3% al Nyse. Nell'ultimo anno ha perso l'8,4% contro un rialzo del 21% dell'S&P 500.