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Le elezioni fanno paura, Obama non agirà sull'immigrazione (per ora)

Sembrava intenzionato a usare il suo potere esecutivo per superare lo stallo in Congresso. Invece, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha deciso di non intervenire sulla controversa riforma dell'immigrazione, prima delle elezioni di metà mandato del 4 novembre. A renderlo noto è stata la Casa Bianca.

[ Usa 2014 ] 5 ore, 6 minuti

Hanno cominciato la loro campagna di reclutamento mesi fa nel profondo sud degli Stati Uniti, lì dove l'organizzazione è nata dopo la guerra di secessione. Ora, sono arrivati fino agli Hamptons, dove molti benestanti di New York trascorrono weekend e vacanze. Approfittando del lacerante dibattito sull'immigrazione, il Ku Klux Klan sta cercando di attirare nuovi adepti, distribuendo migliaia di volantini.

[ Immigrazione ] 4 giorni

Un messicano su tre sarebbe pronto a emigrare negli Stati Uniti, se ne avesse occasione. Lo rivela uno studio del Pew Research Center, think tank con sede a Washington, secondo cui del 34% di quanti partirebbero il 17% "lo farebbe senza autorizzazione", vale a dire illegalmente. La ricerca, riferisce Cnn, mostra anche che il 44% degli intervistati nei sondaggi ritiene che la vita sia migliore oltre il confine settentrionale del suo Paese.

[ Immigrazione ] 1 settimana, 2 giorni

Alla luce delle recenti ondate migratorie di minori che hanno colpito il confine sud degli Stati Uniti, le scuole americane si apprestano ad accogliere migliaia di nuovi allievi nelle loro aule.

[ America ] 1 mese

Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha difeso l'uso del suo potere esecutivo e ha avvertito che agirà su immigrazione e fisco se non lo farà il Congresso. Obama, parlando durante la conferenza stampa che ha chiuso i tre giorni di summit tra gli Stati Uniti e i leader africani, si è detto pronto a sfruttare qualsiasi opportunità "per agire fino a dove ne avrò l'autorità, per fare progressi", ricordando che la sua autorità ha dei limiti.

[ Politica ] 1 mese

I membri del Congresso lasceranno Capitol Hill per le vacanze estive senza consegnare al presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, i fondi per affrontare "la crisi umanitaria" generata dall'arrivo senza precedenti, nel Paese, di bambini non accompagnati provenienti dall'America centrale. La proposta di legge presentata in Senato è stata bocciata da un voto procedurale: servivano 60 'sì', ne sono arrivati solo 50, accompagnati da 44 'no'; i repubblicani hanno votato tutti contro e a loro si sono uniti anche due democratici.

[ Immigrazione ] 1 mese

Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, potrebbe usare il suo potere esecutivo per proteggere dai rimpatri cinque milioni di persone arrivate o rimaste illegalmente nel Paese. A renderlo noto sono stati i funzionari della Casa Bianca, secondo quanto riportato dal Los Angeles Times. La decisione di Obama potrebbe costituire quello schermo protettivo per un gran numero di migranti chiesto più volte dalle associazioni in difesa dei diritti civili.

[ Immigrazione ] 1 mese, 1 settimana

La maggior parte dei bambini arrivati da soli, quest'anno, negli Stati Uniti dall'America centrale è stata rilasciata dalle autorità e assegnata ai parenti che vivono nel Paese. A rivelarlo sono i dati federali, resi noti ieri sera e pubblicati dal New York Times.

[ Immigrazione ] 1 mese, 1 settimana

Offrire la possibilità agli honduregni di ottenere lo status di rifugiati negli Stati Uniti senza costringerli al lungo e pericoloso viaggio attraverso il Messico. E' la proposta che ha in mente l'amministrazione Obama per fermare l'arrivo di decine di migliaia di bambini dai Paesi dell'America centrale. A rivelarlo è il New York Times, che ha avuto accesso alla bozza. Se approvata, permetterebbe al governo di analizzare la situazione di migliaia di minori in Honduras per vedere se possano entrare negli Stati Uniti come rifugiati o per ragioni dettate dall'emergenza umanitaria. Si tratterebbe del primo programma del genere per una nazione raggiungibile via terra dagli Stati Uniti, mettendo l'Honduras, dove regnano bande criminali e violenza, sullo stesso piano di Haiti e Vietnam, dove progetti simili sono stati attuati in passato per affrontare guerre ed emergenze umanitarie. Secondo i critici, il piano modificherebbe la definizione legale di rifugiato e servirebbe solo ad aumentare il numero di migranti verso gli Stati Uniti. Per la Casa Bianca, il piano potrebbe essere messo in atto anche con un ordine esecutivo del presidente, senza l'approvazione del Congresso, e non provocherebbe l'aumento dei migranti in arrivo. 

L'obiettivo è chiaro: fermare l'arrivo dei bambini da Honduras, Guatemala ed El Salvador, da cui da ottobre sono arrivati più di 45.000 minori non accompagnati, in fuga da povertà, crimine e violenze: secondo le Nazioni Unite, nei tre Paesi ci sono circa 70.000 persone che fanno parte di bande criminali. Se il programma dovesse essere attuato in Honduras e avere successo, potrebbe essere esteso agli altri due Paesi di origine della maggior parte dei bambini. Tra i fattori su cui si sta ragionando c'è quello sul numero di persone che in Honduras potrebbero chiedere di essere ammessi al programma per i rifugiati, e quante domande potrebbero essere accettate. Il progetto, preparato da diverse agenzie federali, costerebbe fino a 47 milioni di dollari per due anni, considerando 5.000 richieste e circa 1.750 persone accettate. Non è chiaro, però, sottolinea il Times, come l'amministrazione abbia calcolato queste stime, visto che dal primo ottobre più di 16.500 bambini non accompagnati hanno lasciato l'Honduras per raggiungere gli Stati Uniti. I bambini, secondo il programma, sarebbero ascoltati dal personale americano per l'immigrazione e accolti in un centro nella capitale dell'Honduras, Tegucigalpa, con l'assistenza di organizzazioni internazionali come l'Oim (Organizzazione internazionale per le migrazioni). Secondo la bozza, il programma sarebbe rivolto ai minori di 21 anni.

[ Immigrazione ] 1 mese, 1 settimana

Il presidente americano, Barack Obama, chiederà oggi ai capi di Stato di Guatemala, Honduras ed El Salvador, che incontrerà alla Casa Bianca, di fare tutto il possibile per fermare il flusso di bambini non accompagnati che da mesi entrano illegalmente negli Stati Uniti. Il presidente ha voluto l'incontro con Juan Orlando Hernandez (Honduras), Otto Perez Molina (Guatemala) e Salvador Sanchez Ceren (El Salvador) per enfatizzare l'importanza di intervenire alle radici del problema, definito da Obama "una crisi umanitaria". Inoltre, Obama chiederà agli altri presidenti di impegnarsi maggiormente per convincere i loro concittadini a non intraprendere il rischioso viaggio verso gli Stati Uniti, anche perché alla maggior parte non sarà permesso di rimanere: un messaggio che, secondo le autorità, non è arrivato alle persone che vogliono fuggire dal loro Paese. Nel frattempo, l'amministrazione continua a fare pressioni sul Congresso per ottenere i fondi necessari per fronteggiare l'emergenza: più di 57.000 minori non accompagnati e migliaia di adulti con i loro figli hanno attraversato il confine tra Stati Uniti e Messico da ottobre.  

I presidenti di Guatemala e Honduras hanno avuto ieri degli incontro con i membri del Congresso a Capitol Hill, anticipando la linea che sarà tenuta durante l'incontro con Obama: la situazione, hanno detto, è colpa in gran parte degli Stati Uniti e delle "ambiguità" delle leggi sull'immigrazione - e del dibattito in corso sulla riforma - di cui i trafficanti di essere umani hanno approfittato per assicurare ai genitori che i loro figli, una volta arrivati negli Stati Uniti, vi potranno rimanere. "Questi criminali - è la loro opinione - hanno un piede in America centrale e l'altro negli Stati Uniti". L'incontro servirà a Obama per mettere pressione a deputati e senatori, che fra pochi giorni lasceranno Capitol Hill per le vacanze estive.

[ Immigrazione ] 1 mese, 1 settimana

Decine di migliaia di bambini, che hanno attraversato illegalmente, da soli, il confine meridionale degli Stati Uniti, sono stati portati in rifugi temporanei, spesso all'interno di basi militari. Molti di loro attendono di essere riuniti ai familiari che vivono nel Paese. I loro dati, però, sono finiti in mano a decine di truffatori, che stanno rintracciando i parenti per farsi pagare, spacciandosi come mediatori. A raccontarlo è il New York Times, che rivela che le autorità federali stanno indagando su come le informazioni dei bambini ospitati in due basi militari siano finite in mano ai truffatori. Secondo l'Fbi, questi truffatori si presentano in nome di associazioni nonprofit e chiedono, parlando in spagnolo, i soldi per pagare le spese processuali e di viaggio, arrivando a pretendere fino a 6.000 dollari. Queste persone sembrano conoscere perfettamente il sistema che regola l'immigrazione e si rivolgono ai parenti dei bambini che stanno per essere rilasciati, ha fatto sapere l'Fbi. 

Secondo le autorità, truffe di questo genere sarebbero state già effettuate in 12 Stati, da New York alla California. "C'è un numero tale di casi che fa capire che non siamo di fronte a un avvenimento isolato. E' un problema" ha detto Michelle Lee, portavoce dell'Fbi di San Antonio, in Texas. Gli investigatori stanno cercando di scoprire se il database federale sia stato violato dagli hacker, o se qualche impiegato abbia venduto le informazioni, relative ai bambini accolti nella base Lackland di San Antonio e a Fort Still, in Oklahoma. Nelle due strutture sono passati quasi 4.500 minori non accompagnati da quando, mesi fa, è cominciato un afflusso senza precedenti, che ha colto impreparate le autorità statunitensi.

[ Immigrazione ] 1 mese, 2 settimane

La Casa Bianca fu avvertita del pericolo di un afflusso imponente di minori non accompagnati alle frontiere meridionali degli Stati Uniti, ma definì la questione "un problema locale". E' quanto emerge da un rapporto consegnato quasi un anno fa al dipartimento della Sicurezza interna e dalla testimonianza del principale autore del documento. Un gruppo di esperti dell'università del Texas di El Paso (Utep) consegnò un rapporto di 41 pagine ad agosto, dopo aver scoperto che 30 agenti del Border Patrol della stazione di Fort Brown, a Brownsville, in Texas, erano stati incaricati di occuparsi dei tanti bambini stranieri arrivati, e sistemati in alloggi improvvisati. In media, 66 minori erano catturati ogni giorno al confine; nel complesso, alla fine del 2013 la polizia di frontiera registrò il passaggio di più di 24.000 bambini. 

Per questo, gli esperti dell'università texana scrissero a Washington che gli agenti al confine sarebbero presto stati incapaci di affrontare l'afflusso, atteso in crescita. Quest'anno sono già 57.000 i minori non accompagnati arrivati negli Stati Uniti. Le autorità, però, presero poco in considerazione quello e altri avvertimenti, sottolinea il Washington Post. I funzionari federali considerarono la situazione come "un problema locale", ha detto Victor Manjarrez, ex capo di una stazione della polizia di frontiera e primo autore dello studio dell'Utep. La Casa Bianca ha risposto alle accuse di aver sottovalutato la questione affermando di aver aggiornato le stime sugli arrivi a 60.000 per il 2014 e di essere intervenuta con urgenza di fronte alle nuove e allarmanti previsioni. Secondo le stime del Border Patrol, entro settembre il numero di bambini entrati senza permesso nel 2014 potrebbe salire fino a 90.000. All'inizio del mese, Obama ha chiesto al Congresso 3,7 miliardi di dollari in fondi straordinari per affrontare la questione, definita "un'emergenza umanitaria".

[ Immigrazione ] 1 mese, 2 settimane

Il 17% degli americani crede che l'immigrazione sia il problema più grave, al momento, per gli Stati Uniti. A rivelarlo è un sondaggio di Gallup, pubblicato oggi. Si tratta di un aumento notevole rispetto al 5% di giugno ed è la percentuale più alta mai registrata per l'immigrazione dal 19% del 2006. E' chiaramente il risultato dello stallo in Congresso sulla riforma dell'immigrazione e soprattutto del dibattito che si è aperto per il flusso senza precedenti di minori non accompagnati in arrivo negli Stati Uniti dall'America centrale. "Un'emergenza umanitaria" - come l'ha definita il presidente Barack Obama - per cui la Casa Bianca ha chiesto lo stanziamento di 3,7 miliardi di dollari; per gestire l'emergenza, inoltre, il senatore repubblicano John Cornyn e il deputato democratico Henry Cuellar hanno presentato una proposta per cambiare una legge del 2008 e rendere più facile, per le autorità, il rimpatrio di bambini arrivati negli Stati Uniti senza permesso. 

Al secondo posto nella classifica del problema più urgente da risolvere c'è l'insoddisfazione delle persone nei confronti del governo, del Congresso e in generale dei politici, al 16% (a gennaio era al 21%); al terzo posto c'è "l'economia in generale", al 15% (dal 20% di giugno e dal 18% di gennaio); la disoccupazione resta il problema principale per il 14 per cento degli americani intervistati. Tra gli altri argomenti, scende la preoccupazione per la riforma sanitaria, dal 16% di gennaio - quando il sito creato dalla riforma di Obama aveva manifestato grossi problemi tecnici - all'attuale 8 per cento.

[ Immigrazione ] 1 mese, 3 settimane

Gli americani bocciano il presidente Barack Obama e il Congresso per come stanno gestendo l'emergenza umanitaria provocata dall'arrivo di decine di migliaia di minori dai Paesi dell'America Centrale. E' il risultato dell'ultimo sondaggio di Washington Post e Abc News. Quasi sei americani su dieci non sono soddisfatti di Obama: a bocciarlo è il 58%, compreso il 54% dei latinoamericani.

[ Immigrazione ] 1 mese

Trentotto tra donne e bambini sono stati riportati ieri in Honduras, con quello che le autorità statunitensi hanno definito il primo dei rimpatri 'veloci' previsti per fronteggiare il flusso continuo di persone in arrivo dai Paesi dell'America centrale. "E' solo la prima ondata" ha assicurato il dipartimento della Sicurezza interna. "Altri adulti e bambini saranno presto riportati in Honduras, Guatemala ed El Salvador, in base alle procedure velocizzate per i rimpatri". Da ottobre, più di 57.000 minori non accompagnati e migliaia di altri bambini accompagnati da genitori o altri adulti hanno attraversato il confine tra Messico e Stati Uniti, creando "un'emergenza umanitaria", com'è stata definita dal presidente Barack Obama, che ha chiesto un finanziamento di 3,7 miliardi di dollari al Congresso per affrontare la crisi. Secondo i funzionari governativi - e i membri del partito repubblicano - si è diffusa la percezione che i minori arrivati negli Stati Uniti possano restare, incoraggiando così migliaia di bambini a intraprendere il lungo e pericoloso viaggio verso nord; i rimpatri veloci, hanno detto le autorità, serviranno anche a persuadere le persone che si tratti di una falsa speranza. 

I rimpatriati, tra cui 21 bambini tra i 18 mesi e i 15 anni, sono stati portati da El Paso, in Texas, fino alla città di San Pedro Sula, in Honduras, la zona da dove proviene il maggior numero di minori non accompagnati, che fuggono da violenza e povertà. Da ottobre, hanno riferito le autorità, sono stati riportati a casa 82.000 centroamericani, in gran parte adulti. All'aeroporto di San Pedro Sula ad attenderli c'erano giornalisti, politici e persino la first lady dell'Honduras, Ana Garcia de Hernandez, secondo il resoconto del Los Angeles Times. Il presidente del Paese centroamericano, Juan Hernandez, ha accusato in un'intervista gli Stati Uniti: "Viviamo in emergenza da un decennio. La causa è che Stati Uniti, Messico e Colombia hanno organizzato grandi operazioni nella lotta contro i narcotrafficanti, spingendoli così nel nostro Paese".

[ Immigrazione ] 1 mese, 3 settimane

Il piano da 3,7 miliardi? Troppo caro. E' l'opinione espressa da diversi membri influenti del partito repubblicano sul finanziamento chiesto al Congresso dal presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, per affrontare l'emergenza creata dal flusso di bambini non accompagnati in arrivo dai Paesi dell'America centrale. A parlare dell'opposizione del Grand Old Party al piano della Casa Bianca è Usa Today. Secondo i repubblicani, il piano dovrebbe poi includere una serie di norme più dure sull'immigrazione: un punto su cui il partito continua a insistere anche in vista dell'approvazione di un'ampia riforma su cui lo stallo prosegue da mesi. I repubblicani vorrebbero norme che consentissero un rimpatrio più veloce dei minori arrivati in questi mesi negli Stati Uniti: da ottobre, più di 40.000 bambini provenienti da Guatemala, Honduras ed El Salvador hanno attraversato il confine. Nel 2011 - per fornire un termine di paragone - erano stati solo quattromila. 

"Il modo migliore per fermare il flusso è riempire gli aerei di questi ragazzi per riportarli nel Paese di origine e alle loro famiglie" ha commentato il senatore John McCain, ex candidato alla Casa Bianca, parlando della questione alla Cnn. Per l'esperto leader repubblicano, un'azione simile servirebbe come deterrente. Pur riconoscendo che la maggior parte dei bambini è in fuga da Paesi in difficili condizioni, non si possono accettare - secondo McCain - persone che non cerchino di ottenere l'asilo seguendo le norme. "Il fatto è che non possiamo avere un flusso di bambini senza fine". In un raro momento di accordo tra la Casa Bianca e il Grand Old Party sull'immigrazione, il presidente ha dichiarato il proprio sostegno per nuove leggi che velocizzino il processo di rimpatrio degli irregolari, ricevendo le critiche di molti democratici.

[ Immigrazione ] 1 mese, 3 settimane

I governatori americani contro Barack Obama. Il flusso senza precedenti di bambini latinoamericani che da soli attraversano il confine in Texas minaccia di mettere a dura prova le risorse a disposizione delle autorità statali e il rapporto già fragile tra i governatori, democratici e repubblicani, e la Casa Bianca. A occuparsi di un'altra sfumatura della "emergenza umanitaria" - come l'ha definita lo stesso presidente degli Stati Uniti - è Politico.

[ Immigrazione ] 1 mese, 3 settimane

Sono tra gli uomini più ricchi e conosciuti degli Stati Uniti, diversi nel modo di agire e per le idee politiche sostenute. Sono però d'accordo nel criticare duramente il Congresso per la sua incapacità di trovare un accordo per una riforma dell'immigrazione, giudicata necessaria da buona parte dell'opinione pubblica. Sheldon Adelson (repubblicano, re dei casinò), Warren Buffett (investitore e filantropo) e Bill Gates (fondatore di Microsoft e, come Buffett, sostenitore del presidente Barack Obama) hanno scritto un op-ed pubblicato oggi dal New York Times, in cui la loro bassa opinione sull'operato del Congresso è chiara già dalle prime righe: "I cittadini americani stanno pagando 535 persone per occuparsi delle necessità legislative del Paese, ma ci stanno imbrogliando". "Ci stanno dicendo che la riforma dell'immigrazione - che doveva essere fatta molto tempo fa - non ha ora nessuna speranza" di essere approvata. "Gli americani meritano molto di più", secondo i tre miliardari. "Noi tre siamo diversi come opinioni politiche e saremmo anche in disaccordo sui dettagli di una riforma dell'immigrazione. Ma potremmo senza alcun dubbio preparare una proposta di legge accettabile per tutti. Questo per dire - hanno scritto Adelson, Buffett e Gates - che non bisogna essere d'accordo su tutto per cooperare su problemi su cui si è ragionevolmente vicini a un accordo. E' ora che questo modo di pensare arrivi a Washington". 

Secondo i tre miliardari, "la maggior parte degli americani crede che il nostro Paese abbia un chiaro e attuale interesse nell'approvare" una riforma che "sia umana per gli immigrati che vivono qui" e al tempo stesso che possa "contribuire al benessere dei nostri cittadini. Raggiungere questo obiettivo è possibile". Per i tre autori dell'op-ed, non ha senso "istruire e motivare le persone nelle nostre università, spesso sostenendo i costi della loro istruzione, per poi rimpatriarle". Adelson, Buffett e Gates sostengono per esempio una delle novità della riforma approvata lo scorso anno in Senato, che rimuoverebbe il tetto massimo al numero di visti da rilasciare ai ragazzi che si sono laureati in scienze, tecnologia, ingegneria o matematica negli Stati Uniti, a condizione che abbiano una proposta di lavoro. La proposta di legge "include anche un piano ragionevole che permetterebbe ai residenti illegali di ottenere la cittadinanza". I tre miliardari sostengono la necessità di aprire le porte alle persone qualificate e a tutti coloro che vogliono investire e creare occupazione negli Stati Uniti. Servono regole precise per tutti e chi le infrange deve essere severamente punito, secondo i tre autori dell'op-ed. Di sicuro, "nessuno vuole che l'attuale caos si ripeta". "E' arrivato il momento per la Camera di passare una legge che rifletta il senso di umanità del nostro Paese e i suoi stessi interessi. Le differenze con il Senato" dovrebbero essere superare per raggiungere un accordo. "L'attuale stallo - hanno aggiunto - è deprimente per la maggior parte degli americani e certamente lo è per noi tre". "E' il momento per questi 535 americani - hanno concluso Adelson, Buffett e Gates - di ricordare cosa devono ai 318 milioni che li hanno assunti".

[ Immigrazione ] 1 mese, 3 settimane

Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha chiesto 3,7 miliardi di dollari al Congresso per far fronte all'arrivo negli Stati Uniti di bambini e ragazzi, che da soli oltrepassano la frontiera per fuggire dalle violenze perpetrate nei loro Paesi. Per capire i motivi che stanno spingendo decine di migliaia di minori, provenienti dagli Stati dell'America centrale, a intraprendere il viaggio verso gli Stati Uniti, il New York Times è andato in Honduras, da dove ha raccontato la storia di due fratelli, Anthony e Kenneth, di 13 e 7 anni, uccisi da una famosa gang della loro città, San Pedro Sula.

[ ] 1 mese, 4 settimane

I tribunali americani che si occupano di immigrazione analizzeranno prima i casi di migranti minorenni non accompagnati e quelli di famiglie con bambini. Il provvedimento annunciato dal dipartimento di Stato americano è una parte dello sforzo messo in campo dall'amministrazione Obama per cercare di risolvere la crisi degli immigrati che da qualche mese sta colpendo gli Stati di confine del Paese.

[ America ] 1 mese, 4 settimane