Oltre mille procuratori americani hanno chiesto le dimissioni di William Barr

Il procuratore generale accusato insieme a Trump di "interferenze nell’amministrazione della Giustizia"
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Più di 1.100 ex procuratori e funzionari del Dipartimento di giustizia, tanto democratici quanto repubblicani, hanno chiesto al procuratore generale William Barr di dimettersi per come ha gestito il caso Stone. La richiesta è arrivata in una lettera aperta in cui sono state condannate "in modo energico le interferenze del presidente Trump e del procuratore generale Barr nell'amministrazione della Giustizia" americana.

I procuratori hanno poi invitato gli attuali dipendenti dell’amministrazione a segnalare all'Ispettore generale dell'agenzia e al Congresso qualsiasi tipo di comportamento non etico all’interno del Dipartimento di giustizia.

Gli oltre mille firmatari della missiva non hanno dato molto credito alle critiche espresse nei giorni scorsi da Barr nei confronti delle intromissioni a mezzo Twitter del presidente Trump: "Accogliamo con favore il tardivo riconoscimento del procuratore generale Barr secondo cui le decisioni prese dai funzionari del Dipartimento di giustizia devono essere indipendenti dalla politica", si legge nella lettera nella quale viene poi sottolineato che "è sbagliato che il Presidente interferisca in specifiche questioni sia per punire i suoi avversari sia per aiutare i suoi amici" e che i suoi commenti pubblici "hanno gravemente danneggiato la credibilità del Dipartimento".

"Le azioni di Barr pesano molto di più delle sue parole quando ha deciso di mettere in pratica gli ordini del presidente", si legge ancora nella lettera proprio in riferimento al caso Stone e al fatto che la scorsa settimana l’Attorney General abbia chiesto una pena più lieve per l'alleato di vecchia data del presidente Donald Trump coinvolto nel Russiagate, sconfessando di fatto i quattro procuratori in seguito dimessisi.

Ma non è tutto perché Barr ha anche ordinato il riesame di diversi casi federali, compreso quello a carico dell'ex consigliere per la Sicurezza Nazionale, Michael Flynn, sempre implicato nel Russiagate. Mosse queste che hanno suscitato un certo malcontento tra gli avvocati del Dipartimento di giustizia preoccupati di preservare l’indipendenza del dicastero americano che si occupa delle politiche giudiziarie.

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