Gli Usa valutano lo stop all'export in Cina di motori GE

In ballo c'è la concessione della licenza che permette alla CFM International, una joint venture tra GE e la francese Safran, di incrementare la fornitura alla Cina dei motori a reazione Leap 1C
General Electric

La Casa Bianca sta valutando lo stop alle esportazioni in Cina di motori per aerei prodotti dalla General Electric. A riportare la notizia è il Wall Street Journal secondo cui l’amministrazione Trump potrebbe rifiutare la concessione della licenza che permette alla CFM International, una joint venture tra GE e la francese Safran, di incrementare la fornitura alla Cina dei motori a reazione Leap 1C, utilizzati nello sviluppo del Comac C919: si tratta di un aereo di linea sviluppato dalla Commercial Aircraft Corporation of China, Ltd. (Comac ndr), l'azienda aerospaziale cinese di proprietà statale.

Secondo quanto scrive il quotidiano economico di New York, a spingere verso questa mossa sono alcuni funzionari dell’amministrazione americana intimoriti dal fatto che i cinesi possano decodificare i motori CFM, consentendo così alla Cina di entrare nel mercato globale dei motori a reazione a discapito degli interessi commerciali degli Stati Uniti.

Secondo le fonti del Journal, l'obiettivo di tale blocco nell’export sarebbe quello di paralizzare lo sviluppo dell'aereo di linea della Comac, che rappresenta l’ambizioso tentativo da parte di Pechino di creare un competitor nazionale che contrasti il dominio di Boeing e Airbus. Il motore Leap 1C è l'unico progettato per il nuovo Comac C919, ragion per cui l'interruzione della fornitura di motori avrebbe come conseguenza un ritardo indefinito nella produzione dell'intero velivolo.

Sebbene non siano arrivati commenti ufficiali dalle parti chiamate in causa in questa vicenda, alcuni funzionari di GE interpellati dal Wsj hanno sottolineato che copiare la tecnologia dei motori in questione è molto più complicato di quanto non pensino alcuni funzionari dell’amministrazione Trump. Anzi, considerando che la fornitura va avanti già da tempo e che i motori in questione sono in mani cinesi ormai da anni, i produttori asiatici avrebbero già potuto iniziare il loro lavoro di reverse engineering per copiare americani e francesi.

La decisione se confermare o meno la licenza alla Cfm è attesa giovedì prossimo mentre il 28 febbraio i funzionari del governo discuteranno di questa e di altre politiche commerciali nei confronti della Cina.

Nel corso degli anni GE ha rassicurato i propri investitori sottolineando di poter vendere i suoi prodotti, tra cui turbine elettriche e scanner medici, proteggendoli al contempo dalla pirateria. Allo stesso tempo la multinazionale statunitense si trova davanti ad un’enigma non da poco quando si parla di rapporti commerciali con Pechino: come far crescere la propria quota di mercato in Cina salvaguardando al contempo la proprietà intellettuale? Situazione particolarmente delicata, come sottolinea il Wj, quando si parla di motori a reazione i cui processi e materiali di produzione sono strettamente custoditi dagli americani.

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