Il Collegio elettorale rende ufficiale la vittoria di Donald Trump: sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti

Nessuna sorpresa dal voto dei grandi elettori, nonostante gli appelli a 'disobbedire': il vantaggio del miliardario in termini di voti elettorali su Hillary Clinton era troppo ampio

Donald Trump è stato ufficialmente incoronato vincitore delle elezioni presidenziali del 2016, visto che il Collegio elettorale ha confermato - come da previsioni - la vittoria dell'imprenditore miliardario alle elezioni dell'8 novembre.

"Felicitazioni a Donald Trump, ufficialmente eletto presidente degli Stati Uniti dal collegio elettorale" ha scritto su Twitter il vicepresidente Mike Pence. "Ce l'abbiamo fatta!" ha lanciato a sua volta con un tweet lo stesso Trump, senza rinunciare a una nota polemica: "Grazie a tutti voi, miei grandi sostenitori, abbiamo appena vinto, malgrado tutte le coperture mediatiche imprecise e distorte".

Molti attivisti democratici avevano lanciato un appello, affinché i grandi elettori fermassero il magnate dell'immobiliare, ma Trump si era presentato alla prova del collegio con un ampio margine di vantaggio in termini di grandi elettori rispetto a Hillary Clinton: 306 voti elettorali, ben oltre i 270 necessari per la conquista della Casa Bianca; all'ex segretario di Stato ne erano andati 232. Trump si insedierà alla Casa Bianca il prossimo 20 gennaio.

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Wall Street, terminata la peggiore settimana da novembre

Dubbi e preoccupazioni sull'amministrazione Trump, a causa delle difficoltà dei repubblicani sulla riforma sanitaria
AP

Sconfiggere l'Isis: priorità numero uno degli Usa, che chiedono più sforzi militari

Rex Tillerson, il segretario americano di Stato, alla coalizione: il leader del gruppo terrorista Baghdadi ha le ore contate. Fermare il califatto su Internet, "la sua arma migliore"
AP

Sconfiggere l'Isis è l'obiettivo numero uno degli Usa in Medio Oriente. Lo ha ribadito Rex Tillerson, il segretario americano di Stato, aprendo la riunione ministeriale della coalizione internazionale impegnata a lottare contro i miliziani sunniti. Il capo della diplomazia Usa ha usato l'occasione per brindare ai passi avanti fatti, per ipotizzare la creazione di zone sicure per i rifugiati e per ribadire che serve fare di più, anche in termini di risorse militari: tre quarti delle quali arrivano interamente da Washington. Dicendo che il capo dell'Isis ha ormai le ore contante, l'ex Ceo di Tillerson ha invitato la Global Coalition a puntare anche a fermare le attività online dei terroristi, perché sono "l'arma migliore" per reclutare combattenti.

I numeri della coalizione internazionale che lotta contro l'Isis

I membri sono 68 di cui 23 hanno 9.000 soldati in Iraq e Siria
U.S. Department of Defense

Sessantotto membri di cui 23 contano oltre 9.000 soldati in Iraq e Siria. Sono questi alcuni dei numeri che caratterizzano la coalizione internazionale - "la più grande nella storia" dicono gli Usa, che la guidano - creata nel 2014 per lottare contro l'Isis e riunita al completo per la prima volta da allora a Washington.

Internet, il Senato Usa approva l'abrogazione delle norme di Obama a difesa della privacy

I provider non dovranno chiedere il permesso agli utenti per usare i loro dati. Prossimo obiettivo dei repubblicani: colpire la 'net neutrality'
Dell

Il Senato statunitense ha deciso di cancellare le norme a difesa della privacy degli utenti sul web volute dell'amministrazione Obama, che sarebbero entrate in vigore alla fine dell'anno. La misura approvata con 50 voti a favore e 48 contrari prevede l'abolizione delle regole sulla privacy online che avrebbero obbligato i provider di internet a chiedere il consenso agli utenti prima di poter condividerne i loro dati finanziari, la cronologia di navigazione e le informazioni personali; senza la legge di Obama, provider come Verizon, Comcast e AT&T avranno più potere per raccogliere dati personali sugli utenti e venderli alle società interessate.

Trump fa marcia indietro, l'Obamacare resta (per ora)

"Ryancare" ritirata, mancavano i voti per la sua approvazione. Il presidente dà la colpa ai democratici. La prossima sfida è la riforma fiscale

Donald Trump fa marcia indietro. Piuttosto che mettere al voto un disegno di legge che non sarebbe mai stato approvato, il presidente americano ha chiamato lo speaker alla Camera per dire di ritirare la riforma sanitaria pensata per abrogare e sostituire l'Obamacare. Si tratta di un'amara ammissione del fatto che né le minacce e gli ultimatum dell'inquilino della Casa Bianca né il pressing di Paul Ryan sono bastati per convincere l'ala più conservatrice del partito repubblicano ad allinearsi e promettere di votare "sì".

L'amministrazione Trump dà il via libera a Keystone XL

L'oleodotto è una estensione di quello che collega il Canada alle raffinerie del Golfo del Messico. Era stato fermato da Barack Obama dopo le proteste degli ambientalisti. Potrebbe essere pronto per il 2019 e il costo previsto è di 8 miliardi di dollari
AP

Alla fine l'amministrazione Trump ha mantenuto una delle sue promesse, togliendo di mezzo il blocco voluto da Barack Obama e ridando cos" a TransCanada la possibilità di continuare la costruzione di Keystone XL. L'oleodotto collegherà i pozzi petroliferi del Canada alle raffinerie americane del Golfo del Messico. Per farlo attraversa gli Stati Uniti, passando per aree incontaminate e mettendo a rischio non solo la vita e la sopravvivenza di alcune comunità di nativi, ma anche l'ecosistema di regioni fragili. "Stiamo lavorando agli ultimi dettagli, si tratta di un incredibile oleodotto e sono molto orgoglioso", ha detto Trump ricordando che saranno creati nuovi posti di lavoro.

Dubbi su strategia Trump sul trade, investitori più preoccupati

Questo pesa sull'umore dei mercati, che abbandonano almeno in parte l'ottimismo visto dopo il voto dello scorso novembre.

Aumentano i dubbi sulla capacità dell'amministrazione americana di portare avanti l'agenda economica del presidente Donald Trump sulla crescita, almeno per quanto riguarda un orizzonte temporale a breve scadenza, e questo pesa sull'umore dei mercati, che abbandonano almeno in parte l'ottimismo visto dopo il voto dello scorso novembre.

Libia: soluzione pronta per la stabilizzazione politica. E ringrazia l'Italia

Intervista al ministro degli Esteri di Tripoli, Mohamed Taher Siala, che loda Roma sul piano di immigrazione e aiuti umanitari. Chiede aiuto a comunità internazionale. Presto per commentare su Trump ma la gente in Libia non può aspettare
AP

Una soluzione per la stabilizzazione politica della Libia “è pronta” ma occorre che la comunità internazionale faccia pressione sulle parti perché gli accordi vengano rispettati. L’appello giunge dal ministro degli Esteri di Tripoli, Mohamed Taher Siala, che in una intervista si dice ottimista rispetto alla riconciliazione del Paese ancora diviso dopo la drammatica caduta del regime di Muammar Gheddafi nel 2011. E ringrazia l'Italia per il buon lavoro in tema di immigrazione e aiuti umanitari.

Slitta il voto sulla Ryancare, Trump si prepara a fare pressing

La Casa Bianca tenta di salvare la faccia e lavora a ulteriori modifiche. Repubblicani alla Camera negoziano. Venerdì atteso il voto. E qualcuno insinua che la proposta di riforma sanitaria non passerà
AP

La Casa Bianca tenta di salvare la faccia e lavora a ulteriori modifiche. Lo speaker alla Camera non si fa vedere. I repubblicani ribelli continuano a negoziare. I democratici festeggiano, Barack Obama in primis. Si inquadra così la situazione al Campidoglio americano dopo che è saltato il voto previsto oggi, giovedì 23 marzo, sulla Ryancare, la proposta di riforma sanitaria pensata per abrogare e sostituire l'Obamacare.

Alfano a Washington per la coalizione anti-isis: “I nostri valori più forti di coloro che vogliono sovvertirli”

“L’amministrazione Trump ha dato una rotta da seguire, basata sullo scambio di informazioni”, spiega il ministro degli Esteri ad America24. Nel giorno dei 60 anni dai Trattati di Roma sottolinea l’importanza dell’Ue: “Prima c’è stata solo la guerra”.
Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale

Il terrorismo è tornato a colpire, e lo ha fatto proprio nel giorno in cui a Washington i 68 paesi che fanno parte della coalizione anti-Isis si sono riuniti per fare il punto sui risultati ottenuti e sulle sfide ancora da combattere. L’Unione Europea ha così festeggiato i 60 anni dalla firma dei Trattati di Roma in un clima di raccoglimento e dolore; nonostante Brexit, Londra e la Gran Bretagna - anche solo per la vicinanza culturale, storica e geografica - restano infatti simbolicamente parte dell’Europa. Ad esprimere la massima vicinanza dell’Italia è stato proprio da Washington il ministro degli Esteri Angelino Alfano, nella capitale per partecipare ai lavori della coalizione.