Katrina e Florence, Dean e Harvey: storia dei nomi degli uragani

Prima erano usati i nomi dei santi, poi solo quelli femminili. Dal 1979, è in vigore una rotazione di nomi maschili e femminili; quando un uragano provoca morti e devastazioni, il suo nome viene depennato dalla lista

In principio furono quelli dei santi. Poi, si preferirono femminili. Ora, al contrario di quanto si pensi, si applica rigidamente l'alternanza di genere.

Ci ricordiamo infatti di Katrina, Irene, Sandy; ora si parla di Florence, che si avvicina alle coste di North e South Carolina. Ma ci sono stati anche Dean, Igor, Matthew, Harvey. Sono i nomi propri scelti per gli uragani (anzi, per le tempeste tropicali, che poi possono trasformarsi in uragani) del bacino atlantico, assegnati per evitare confusione. Nomi che hanno segnato per sempre la popolazione colpita dalla loro furia, e passati alla Storia. Altri, come Beatriz, tornano ciclicamente, a distanza di sei anni.

Ogni anno, 21 nomi propri sono scelti per gli uragani, in una lista alfabetica creata evitando cinque lettere (Q, U, X, Y, Z). Poi, dopo sei anni, si ricomincia dal primo elenco, eliminando però i nomi degli uragani che hanno provocato morti e gravi danni: per questo alla lettera K non abbiamo più Katrina, che nel 2005 distrusse New Orleans e causò la morte di quasi 2.000 persone, ma Katia. Quando un nome viene ritirato, la Wmo (World Meteorological Organization) ne sceglie infatti un altro. Dal 2010, sono stati cancellati Igor, Tomas, Irene, Sandy, Ingrid, Erika, Joaquin, Matthew, Otto, Harvey, Irma, Maria e Nate.

Per molti secoli, agli uragani furono assegnati i nomi dei santi cattolici festeggiati nel giorno in cui la loro forza devastatrice si manifestava. Per questo, nei libri di Storia sono rimasti, per esempio, gli uragani Sant’Anna e San Felipe, che colpirono Porto Rico il 26 luglio 1825 e il 13 settembre 1876.

Poi, nel 1950, la Wmo propose un sistema basato sull'alfabeto militare. Il primo uragano atlantico battezzato fu così Able, nel 1950. Ma il sistema fu abbandonato nel 1953, per una più accattivante lista di nomi femminili, anche se l’abitudine di assegnare nomi di donne alle tempeste tropicali era già diffusa, anche se non in maniera ufficiale, durante la Seconda guerra mondiale.

Le battaglie del movimento femminista nel mondo occidentale non risparmiarono nemmeno questo settore: perché mai dare solo nomi di donne a fenomeni portatori di sofferenze e distruzione? Così nel 1979 si decise di adottare una rotazione di nomi maschili e femminili. Vennero aggiunti anche nomi francesi e spagnoli, per tener conto delle lingue usate nei Paesi caraibici, i più colpiti dagli uragani.

Il 2005, ricordato per Katrina, è stato l’anno con il maggior numero di tempeste tropicali (27). Un problema non solo per le popolazioni colpite, ma anche per gli scienziati che devono identificarle, risolto con l'uso dell'alfabeto greco (ci furono gli uragani Alpha, Beta, Gamma, Delta, Epsilon e Zeta). Curioso, comunque, che sia diffusa l'opinione che siano usati solo nomi femminili, forse dettata dall'eco di KatKatrinaina e Sandy, gli uragani che hanno provocato più danni negli Stati Uniti (insieme al più recente Harvey). I maschilisti faranno notare che l'uragano 'donna' provoca più danni. Ma questa, di certo, non è una discussione da scienziati.

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