Le dichiarazioni di Clinton sulla sua sconfitta? Per il NyPost sta preparando la corsa per il 2020

L'ipotesi però potrebbe favorire Donald Trump e togliere attenzione e possibilità ad altri democratici

"Se le elezioni si fossero tenute il 27 ottobre, probabilmente sarei diventata presidente", con queste parole Hillary Clinton ha commentato ai microfoni di Cnn la sconfitta alle elezioni presidenziali statunitensi. La dichiarazione è parte di una più ampia intervista rilasciata alla giornalista dell'emittente televisiva americana, Christiane Amanpour, durante un evento organizzato a New York dalla non profit Women for Women International.

Ammettendo di aver iniziato il processo di analisi della sua sconfitta, Clinton ha ammesso di sentirsi responsabile per l’esito delle elezioni, ma ha anche dichiarato di essere pienamente convinta che a giocare un ruolo chiave nella vittoria di Trump sia stata tanto la misoginia quanto i comportamenti dell’FBI e le interferenze della Russia.

Ebbene, secondo alcuni commentatori politici americani, tra cui Michael Goodwin, editorialista del New York Post, le dichiarazioni dell’ex candidata democratica lascerebbero presagire una sola cosa: il suo ritorno sulla scena politica per prepararsi alle elezioni del 2020.

Secondo Goodwin la notizia pubblicata in settimana da Politico secondo cui l’ex first lady starebbe per lanciare un gruppo politico nuovo per finanziare organizzazioni volte a ostacolare l'agenda del presidente Donald Trump e che dovrebbe chiamarsi "Onward Together", sarebbe un altro indizio di questa sua volontà. Un’ipotesi che però, secondo il giornalista americano, potrebbe far felice proprio Donald Trump. Goodwin sottolinea infatti che il partito democratico sta vivendo uno dei momenti più bui della sua storia: diviso al suo interno, senza più un leader forte in grado di rilanciarlo e con un Congresso dove i repubblicani possono vantare una maggioranza sia al Senato che alla Camera. Una situazione tutt’altro che felice in cui è "difficile immaginare Hillary Clinton come la salvatrice del partito".

L’analisi di Goodwin è infatti incentrata sull’idea che la sua presenza sulle scene politiche impedisca un rinnovamento tra i democratici, soprattutto per la capacità dell’ex segretario di Stato di catalizzare attenzione mediatica e raccogiere soldi dai donatori. E questo non può che essere un bene per Donald Trump che ha già sfruttato l’occasione rispondendo alle dichiarazioni di Hillary Clinton sulla sua sconfitta: "Comey è stata la miglior cosa che le potesse capitare", ha twittato Trump in risposta alle accuse di Clinton secondo cui la lettera del direttore dell’FBI al Congresso, con cui annunciava di aver scoperto nuove email "pertinenti" all’indagine compiuta nei mesi precedenti su Clinton,  poi rivelatesi prive di fondamento, l'hanno fortemente danneggiata. Il tycoon è intervenuto commentando anche i suoi presunti rapporti con la Russia, definendoli come "una scusa usata dai Democratici per giustificare la loro sconfitta elettorale".

Proprio le scuse addotte da Clinton qualche giorno fa, sono per Goodwin motivo di riflessione visto che l’ex first lady non ha voluto fare parola su quali siano stati i suoi errori come candidata, o perché il suo messaggio non sia stato in grado di raggiungere gran parte della "middle class" che ha invece votato per Trump o, ancora, perché abbia dato per scontato che gli elettori afroamericani avrebbero votato per lei con lo stesso entusiasmo con cui hanno votato per Barack Obama.

Seppure gli interrogativi siano tanti così come numerose sono le obiezioni che spingerebbero Hillary Clinton ad abbandonare la politica una volta per tutte, l’articolo di Goodwin apparso sul New York Post teorizza che l’idea dell’ex first lady sia quella di "cooptare la resistenza di Trump e farne la sua base per una potenziale corsa nel 2020". Eppure il giornalista del Post non è l’unico a credere in una rivincita del match Clinton Vs Trump. Della stessa idea sono infatti il Boston Globe e il Boston Herald sulle cui pagine sono apparsi degli articoli che partendo dall’analisi della sconfitta fatta da Clinton concludevano sottolineando che la sua corsa a Washington è tutt’altro che conclusa. Secondo loro infatti calza a pennello il vecchio adagio secondo cui "non c’è due senza tre". Idea folle per alcuni e improbabile per altri, anche se proprio Trump ha insegnato al mondo che ciò che appare inizialmente impossibile o poco probabile è in realtà assolutamente realizzabile.

 

Altri Servizi

Mueller: nessuna collusione con la Russia. Trump esulta

Prove insufficienti per dimostrare il contrario ma il procuratore speciale non esclude che il presidente abbia ostacolato il corso della giustizia. E' il segretario alla Giustizia a determinare che non ha commesso alcun crimine

Tra la campagna di Donald Trump e la Russia non c'è stata collusione. E' questa la conclusione a cui è giunto Robert Mueller, il procuratore speciale che venerdì 22 marzo aveva concluso dopo 22 mesi la sua inchiesta sul cosiddetto Russiagate. Se lui non si è sentito di escludere che Trump abbia ostacolato il corso della giustizia, è stato il segretario della Giustizia ad avere deciso che su questo il 45esimo presidente non si è macchiato di alcun crimine. E così la Casa Bianca ha subito festeggiato sostenendo che il leader Usa è stato "totalmente" assolto. 

Wall Street corre con i tech guidati da Apple

Incertezze sui negoziati Usa-Cina. Si digeriscono i segnali misti giunti dalla Fed
iStock

Fca: Elkann aperto a un merger (FT)

Il produttore italo-americano di auto avrebbe avuto contatti non solo con la francese Peugeot ma anche con gruppi cinesi e coreani
Fca

Il presidente di Fiat Chrysler Automobiles, John Elkann, sarebbe disposto a riaprire il capitolo dei merger. L'erede della famiglia Agnelli, azionista principale del produttore italo-americano di auto, vorrebbe diluire la partecipazione di Exor, la cassaforte di famiglia, in Fca se il gruppo unirà le forze con un'azienda rivale. E' il Financial Times a scriverlo, due giorni dopo indiscrezioni del Wall Street Journal secondo cui all'inizio del 2019 il francese PSA Group, che controlla il marchio Peugeot, aveva contatto Fca per un merger che avrebbe creato un gruppo da 45 miliardi di di dollari; stando al Wsj, proprio gli Agnelli sarebbero stati contrari.

Levi Strauss torna in borsa e fa il botto

Per un giorno il Nyse fa uno strappo alla regola e consente l'uso dei jeans ai trader che popolano il floor del Nyse

Ritorno in borsa con il botto per Levi Strauss. Il titolo del produttore di jeans -  già quotato nel 1971 e poi delistato nel 1984 - ha iniziato gli scambi a 22,22 dollari, in rialzo del 30,7% sul prezzo di collocamento fissato il giorno precedente a 17 dollari. Già quello era stato un segnale della forte domanda degli investitori, visto che la forchetta precedentemente indicata era pari a 14-16 dollari. La sua prima giornata di scambi è finita in aumento di quasi il 32% a 22,41 dollari.

Russiagate: il rapporto di Mueller resta (almeno per ora) top secret

Trump stranamente silenzioso. I suoi supporter pronti a festeggiare l'assenza di nuove incriminazioni. I Dem premono per la pubblicazione del documento
Da sinistra, Robert Mueller e Adam Schiff AP

Non prima di domenica. Il contenuto del rapporto consegnato venerdì 22 marzo da Robert Mueller al segretario alla Giustizia resterà top secret almeno per un altro giorno.

Shutterstock

A febbraio, il deficit di bilancio negli Stati Uniti ha raggiunto un record superando quello di sette anni fa. E' il risultato di un aumento delle spese federali e di un calo delle entrate garantite dalle tasse versate da persone e aziende. Ciò riflette la politica fiscale espansiva voluta dall'amministrazione Trump, che prima del Natale 2017 approvò la maggiore riforma fiscale (con taglio delle aliquote) dagli anni '80.

Apple punta sui servizi con video, notizie e carta di credito

Oprah Winfrey, Steven Spielberg, J.J. Abrams e Jennifer Aniston tra le personalità reclutate per produrre contenuti orginali

Quasi tre mesi dopo avere annunciato un raro taglio delle stime sui ricavi, colpa della debolezza del suo iPhone, Apple punta sui servizi. Dal Steve Jobs Theatre a Cupertino, in California, il Ceo Tim Cook ha lanciato un nuovo servizio di notizie, un nuovo sistema di pagamento con carta di credito, un servizio di abbonamento per videogiochi, una app per l'Apple TV e TV+, il tanto atteso servizio di video in streaming su abbonamento. Con contenuti originali, il colosso tech sfida Netflix, Amazon ma anche Walt Disney.

Enron: dopo la truffa, l'ex Ceo lascia il carcere e ci riprova

Secondo fonti del Wall Street Journal, Jeffrey Skilling sta discutendo con ex colleghi una nuova impresa nel settore energetico
AP

Dopo oltre 12 anni di carcere, l'uomo al centro di uno dei più grandi scandali della storia aziendale americana intende tornare a mettere piede nel settore in cui è diventato simbolo di una bancarotta fraudolenta: quello energetico. L'ex Ceo di Enron, Jeffrey Skilling, ha lasciato la prigione dopo essere stato incriminato nel 2006 per frode, cospirazione e insider trading. E' sotto la sua guida che Enron è fallita nel giro di pochi mesi nel 2001 a causa di pratiche contabili tutt'altro che lecite che hanno messo fine alla società di revisione Arthur Andersen.