Petrolio e coronavirus, a Wall Street (Dj -7,79%) la peggiore seduta dal 2008

Per il Wti, peggiore giornata dal 1991. Titoli di Stato Usa ai minimi storici
AP

La seduta di lunedì 9 marzo si è chiusa in forte calo a Wall Street, con gli indici che hanno fatto registrare la peggiore giornata dalla crisi finanziaria del 2008, a causa della guerra del petrolio scoppiata tra Arabia Saudita e Russia e dell'aumento delle preoccupazioni per la diffusione del coronavirus. La seduta era subito cominciata nel peggiore dei modi, con la sospensione quasi immediata delle contrattazioni per 15 minuti, dopo che lo S&P 500 era sceso di 7 punti percentuali, facendo salire l'indice Vix sulla volatilità ai massimi dalla crisi finanziaria. Il Dow Jones Industrial Average ha perso 2.013,7 punti, il 7,79%, e ha chiuso a 23.851,02 punti, con Boeing, Apple, Caterpillar e Goldman Sachs che hanno ceduto ciascuna almeno 100 punti; si è trattato della peggiore giornata dal 15 ottobre 2008, quando l'indice perse il 7,87%, e della peggior giornata in assoluto in termini di punti persi. Lo S&P ha ceduto il 7,6% a 2.746,56, con i settori finanziario ed energetico duramente colpiti, e perde ora il 19% dai massimi raggiunti lo scorso mese. Il Nasdaq ha perso il 7,29% a 7.950,68 punti.

Nel fine settimana, dopo la rottura delle trattative con la Russia per un'intesa sul taglio della produzione, l'Arabia Saudita ha tagliato i prezzi di listino per il suo greggio, dando vita a una guerra che, per gli investitori, si prospetta come un problema ancor più grande del nuovo coronavirus. Il petrolio Wti ha chiuso in ribasso del 24,6% a 31,13 dollari al barile, ai minimi degli ultimi quattro anni; si tratta della seconda peggiore giornata da quando il Wti, nel 1983, ha cominciato a essere quotato al Nymex, dopo il 17 gennaio del 1991, quando scoppiò la guerra del Golfo.

Il Covid-19 sta intanto diffondendo il panico sui mercati, visti il numero di casi aumentati a oltre 111.000 in tutto il mondo e le drastiche misure adottate in Italia; anche negli Stati Uniti la situazione è in rapido peggioramento, con gli Stati di New York, California e Oregon che hanno dichiarato lo stato d'emergenza; negli States, al momento, si registrano 650 casi e 26 morti. La Fed ha tagliato i tassi d'interesse, la scorsa settimana, di 50 punti base per contrastare l'impatto economico del coronavirus, ma gli esperti si aspettano che la banca centrale decida di portare i tassi a zero durante la riunione della prossima settimana, se non prima. Intanto, la Fed ha annunciato l'aumento del limite per le operazioni sul mercato Repo da 100 a 150 miliardi di dollari per mitigare i rischi.

La giornata dei mercati è stata più volte commentata su Twitter dal presidente Donald Trump, secondo cui il crollo del prezzo del petrolio e le Fake News sul coronavirus sono le ragioni dei forti ribassi a Wall Street. "I media Fake News e il loro partner, il partito democratico, stanno facendo tutto ciò che è nel loro semi-considerevole potere (era molto di più!) per infiammare la situazione coronavirus, molto più di quanto suggeriscano i fatti. Per il Chirurgo nazionale (capo esecutivo dello United States Public Health Service Commissioned Corps e portavoce delle questioni di salute pubblica all'interno del governo federale, ndr) 'il rischio è basso per un americano medio'". Poi, Trump ha ribadito che "la miglior decisione presa è stata la più dura di tutte e ha salvato molte vite. La nostra decisione, presa molto presto, di fermare i viaggi da e per certe parti del mondo!". "Lo scorso anno, 37.000 americani sono morti per la comune influenza. La media annua è tra i 27.000 e i 70.000. Nulla è stato chiuso, la vita e l'economia vanno avanti. In questo momento ci sono 546 casi confermati di coronavirus, con 22 morti. Pensateci!" ha poi aggiunto il presidente. Trump ha poi scritto che il crollo del prezzo del petrolio è dovuto "alla discussione tra Arabia Saudita e Russia [...] bene per i consumatori, il prezzo della benzina al distributore sta scendendo!".

I timori hanno spinto gli investitori verso i beni rifugio: i rendimenti del decennale, dopo essere scesi fino allo 0,318%, minimo storico, sono poi tornati sopra lo 0,40%, mentre il trentennale è sceso per la prima volta sotto lo 0,9% in giornata, risalendo poi sopra l'1%. L'oro, altro bene rifugio, ha superato i 1.700 dollari all'oncia, raggiungendo i massimi dal dicembre 2012. Il rame, invece, ha raggiunto i minimi degli ultimi tre anni a 2,46 dollari; 'l'oro rosso' è un importante indicatore dell'andamento della domanda economica, visto il suo uso nei settori manifatturiero ed elettronico.

Fronte azionario: il settore più in sofferenza è quello energetico, con l'indice di riferimento sullo S&P 500 che ha perso il 20% ieri e il 44% dall'inizio dell'anno, raggiungendo i minimi degli ultimi 15 anni. Tra i titoli più in difficoltà, quelli di Marathon Oil (-46,85%) e Diamondback Energy (-44,65%), che dall'inizio dell'anno hanno perso rispettivamente il 73% e il 71%, i peggiori cali sullo S&P 500. Male il settore bancario, con gli istituti sotto stress per i rendimenti dei titoli di Stato ai minimi storici e il prezzo del petrolio crollato: JpMorgan, Citigroup e Bank of America hanno perso oltre il 13%.

In sofferenza, come già la scorsa settimana, i titoli delle compagnie di navigazione e aeree: Carnival Corp. (-19,93%), Royal Caribbean (-25,7%), Norwegian Cruise Line (-26,9%); Boeing ha perso il 13,4%, United Airlines il 10,21%, American Airlines il 7,6%, Delta il 5,2%. Twitter, inizialmente tra i pochi titoli in rialzo grazie all'annuncio di un accordo con i fondi d'investimento Elliott Management e Silver Lake che 'salva' il Ceo Jack Dorsey, ha ceduto il 3%.  Apple ha perso il 7,9%, Tesla il 13,5%.

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