Trump ha vinto pur raccogliendo meno della metà dei fondi di Clinton

Lui ha saputo rastrellare circa 600 milioni di dollari; l'ex segretario di Stato ha potuto contare su oltre 1,2 miliardi di dollari

I soldi non sono tutto nella vita, nemmeno in politica. Il repubblicano Donald Trump ha vinto le elezioni presidenziali americane dello scorso 8 dicembre anche se la rivale democratica Hillary Clinton ha raccolto più del doppio dei fondi.

Colei che non è riuscita a realizzare il sogno di diventare la prima donna alla guida degli Stati Uniti ha rastrellato oltre 1,2 miliardi di dollari; la cifra include il denaro raccolto dal partito democratico e dai Super Pac a sostegno dell'ex segretario di Stato. E' quanto comunicato dalla Federal Election Commission (Fec), secondo cui Trump ha invece raccolto 600 milioni di dollari circa.

Non si può dire che Clinton abbia badato alle spese: nella parte finale della campagna elettorale ha speso 131,8 milioni di dollari e ha finito - perdendo - la sua corsa verso la Casa Bianca con 839.000 dollari sul conto corrente della sua campagna. Nello stesso periodo Trump ha speso 94,5 milioni di dollari; 7,6 milioni di dollari sono rimasti in banca alla fine di una campagna tra le più feroci e sorprendendi della storia Usa. Di tasca sua, il miliardario di New York ha investito in sé stesso 66,1 milioni di cui 10 milioni sul finire della sfida elettorale.

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Trump fa marcia indietro, l'Obamacare resta (per ora)

"Ryancare" ritirata, mancavano i voti per la sua approvazione. Il presidente dà la colpa ai democratici. La prossima sfida è la riforma fiscale

Donald Trump fa marcia indietro. Piuttosto che mettere al voto un disegno di legge che non sarebbe mai stato approvato, il presidente americano ha chiamato lo speaker alla Camera per dire di ritirare la riforma sanitaria pensata per abrogare e sostituire l'Obamacare. Si tratta di un'amara ammissione del fatto che né le minacce e gli ultimatum dell'inquilino della Casa Bianca né il pressing di Paul Ryan sono bastati per convincere l'ala più conservatrice del partito repubblicano ad allinearsi e promettere di votare "sì".

L'amministrazione Trump dà il via libera a Keystone XL

L'oleodotto è una estensione di quello che collega il Canada alle raffinerie del Golfo del Messico. Era stato fermato da Barack Obama dopo le proteste degli ambientalisti. Potrebbe essere pronto per il 2019 e il costo previsto è di 8 miliardi di dollari
AP

Alla fine l'amministrazione Trump ha mantenuto una delle sue promesse, togliendo di mezzo il blocco voluto da Barack Obama e ridando cos" a TransCanada la possibilità di continuare la costruzione di Keystone XL. L'oleodotto collegherà i pozzi petroliferi del Canada alle raffinerie americane del Golfo del Messico. Per farlo attraversa gli Stati Uniti, passando per aree incontaminate e mettendo a rischio non solo la vita e la sopravvivenza di alcune comunità di nativi, ma anche l'ecosistema di regioni fragili. "Stiamo lavorando agli ultimi dettagli, si tratta di un incredibile oleodotto e sono molto orgoglioso", ha detto Trump ricordando che saranno creati nuovi posti di lavoro.

Libia: soluzione pronta per la stabilizzazione politica. E ringrazia l'Italia

Intervista al ministro degli Esteri di Tripoli, Mohamed Taher Siala, che loda Roma sul piano di immigrazione e aiuti umanitari. Chiede aiuto a comunità internazionale. Presto per commentare su Trump ma la gente in Libia non può aspettare
AP

Una soluzione per la stabilizzazione politica della Libia “è pronta” ma occorre che la comunità internazionale faccia pressione sulle parti perché gli accordi vengano rispettati. L’appello giunge dal ministro degli Esteri di Tripoli, Mohamed Taher Siala, che in una intervista si dice ottimista rispetto alla riconciliazione del Paese ancora diviso dopo la drammatica caduta del regime di Muammar Gheddafi nel 2011. E ringrazia l'Italia per il buon lavoro in tema di immigrazione e aiuti umanitari.

Wall Street, terminata la peggiore settimana da novembre

Dubbi e preoccupazioni sull'amministrazione Trump, a causa delle difficoltà dei repubblicani sulla riforma sanitaria
AP

Dubbi su strategia Trump sul trade, investitori più preoccupati

Questo pesa sull'umore dei mercati, che abbandonano almeno in parte l'ottimismo visto dopo il voto dello scorso novembre.

Aumentano i dubbi sulla capacità dell'amministrazione americana di portare avanti l'agenda economica del presidente Donald Trump sulla crescita, almeno per quanto riguarda un orizzonte temporale a breve scadenza, e questo pesa sull'umore dei mercati, che abbandonano almeno in parte l'ottimismo visto dopo il voto dello scorso novembre.

Repubblicani a caccia di voti per l'ok alla Camera del Ryancare

L'appuntamento cade nel giorno in cui sette anni prima Barack Obama firmava, trasformandola in legge, una storica riforma sanitaria. Mercati sull'attenti. Trump cauto; il suo portavoce ottimista ma i numeri sembrano non dargli ragione
AP

Per il partito repubblicano l'ora X è giunta: oggi alla Camera Usa arriva il disegno di legge presentato il sei marzo scorso e pensato teoricamente per abrogare e sostituire la riforma sanitaria tanto caldeggiata dall'ex presidente Barack Obama. La tempistica è simbolica: l'appuntamento cade nel giorno del settimo anniversario in cui il 44esimo inquilino della Casa Bianca firmò, facendola diventare legge, quella riforma che 24 ore prima aveva permesso alla Camera allora a maggioranza democratica una vittoria storica con soli sette voti di scarto.

FedEx: utili trimestrali cresciuti meno del previsto

Il colosso delle spedizioni ha chiuso il suo terzo trimestre fiscale con ricavi in linea alle stime
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FedEx ha chiuso il suo terzo trimestre fiscale con utili deludenti e ricavi in linea alle stime degli analisti. Il colosso americano delle spedizioni ha per altro detto di non essere in grado di fornire le guidance sui profitti per il 2017.

Al via a Washington l'incontro della coalizione anti-Isis. Italia presente

L'appuntamento verrà usato da molti dei 68 membri per familiarizzare con l'amministrazione Trump
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E' un appuntamento centrato sulla lotta al terrorismo ma utile anche per testare i rapporti tra gli Stati Uniti di Trump e gli altri Paesi parte della coalizione internazionale impegnata a sconfiggere l'Isis. Si caratterizza così il primo vertice dal dicembre 2014 della "Global Coalition" al completo, ormai composta da 68 nazioni e chiamata all'appello oggi al dipartimento americano di Stato a Washington. Se da un lato ci sarà la fila per stringere la mano e confrontarsi con il capo della diplomazia Usa, Rex Tillerson, dall'altro l'amministrazione Trump spera di fare bella figura di fronte ad alleati cruciali per fare saltare Isis in Sira e Iraq. E questo vale soprattutto sulla scia di dichiarazioni spesso controverse del neo presidente Usa e di un messaggio non sempre chiaro e netto in materia di politica estera. La retorica avrà la sua importanza.

La battaglia per i veicoli autonomi tra Google e Uber va in tribunale

Google accusa Uber di aver rubato (attraverso un ex dipendente del colosso di Mountain View) una parte centrale della tecnologia sviluppata per decenni

I primi prototipi di automobili autonome si trovano già sulle strade di alcune città. Ma la vera guerra sta per iniziare in tribunale. Google e Uber, i due giganti in prima linea di sviluppare questa tecnologia, stanno per intraprendere una lunga battaglia per controllare il mercato più importante dei prossimi anni. La posta in gioco è alta e Google fa un passo in avanti, accusando uno dei suoi ex ingegneri di aver rubato alcuni segreti.

Usa e Cina promettono di collaborare per risolvere la questione nordcoreana

Da Pechino il segretario di Stato americano, Rex Tillerson, modera i toni e apre alla diplomazia, dopo che aveva detto di voler valutare anche un possibile intervento militare. Forse ad aprile ci sarà l'incontro a Washington tra Trump e Xi

Gli Stati Uniti e la Cina lavoreranno insieme per cercare che evitare che la questione nucleare in Corea del Nord prenda "un direzione differente". Il segretario di Stato americano Rex Tillerson, in un incontro ufficiale con il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, a Pechino ha deciso di moderare i toni.