Trump ha vinto pur raccogliendo meno della metà dei fondi di Clinton

Lui ha saputo rastrellare circa 600 milioni di dollari; l'ex segretario di Stato ha potuto contare su oltre 1,2 miliardi di dollari

I soldi non sono tutto nella vita, nemmeno in politica. Il repubblicano Donald Trump ha vinto le elezioni presidenziali americane dello scorso 8 dicembre anche se la rivale democratica Hillary Clinton ha raccolto più del doppio dei fondi.

Colei che non è riuscita a realizzare il sogno di diventare la prima donna alla guida degli Stati Uniti ha rastrellato oltre 1,2 miliardi di dollari; la cifra include il denaro raccolto dal partito democratico e dai Super Pac a sostegno dell'ex segretario di Stato. E' quanto comunicato dalla Federal Election Commission (Fec), secondo cui Trump ha invece raccolto 600 milioni di dollari circa.

Non si può dire che Clinton abbia badato alle spese: nella parte finale della campagna elettorale ha speso 131,8 milioni di dollari e ha finito - perdendo - la sua corsa verso la Casa Bianca con 839.000 dollari sul conto corrente della sua campagna. Nello stesso periodo Trump ha speso 94,5 milioni di dollari; 7,6 milioni di dollari sono rimasti in banca alla fine di una campagna tra le più feroci e sorprendendi della storia Usa. Di tasca sua, il miliardario di New York ha investito in sé stesso 66,1 milioni di cui 10 milioni sul finire della sfida elettorale.

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Trump promette taglio tasse corporate al 15%, resta nodo coperture. Mnuchin: riforma storica

Si rispolvera la teoria che l'economista Arthur Laffer aveva delineato nel 1974: i tagli delle tasse si "pagheranno" da soli con la crescita economica innescata dalla riduzione fiscale.

La tanto attesa proposta di Donald Trump sulla riforma fiscale americana sarà presentata oggi, attorno alle 19.30 italiane. Qualche dettaglio, confermato per altro dal segretario al Tesoro Steven Mnuchin durante un evento a Washington, si sa già: il presidente proporrà un alleggerimento della tassazione dei profitti generati all'estero e una riduzione dell'aliquota corporate dal 35 al 15%, un taglio maggiore di quello al 28% ipotizzato, senza successo, da Barack Obama e di quello al 25% suggerito dai repubblicani nel 2014.

L'ex consigliere per la Sicurezza nazionale di Donald Trump, Michael Flynn, potrebbe avere violato la legge non avendo dettagliato i pagamenti ricevuti per avere fornito consulenza a persone e aziende in Russia e in Turchia. L'ipotesi è stata formulata dalla commissione Sorveglianza della Camera dei deputati americana, la principale commissione d'inchiesta del Congresso Usa.

Trump svela la "maggiore riforma fiscale dal 1986", ma mancano i dettagli

Proposto un taglio dell'aliquota aziendale al 15% dal 35%. Raddoppiato il livello di redditi non tassati per le famiglie. Eliminata la tassa di successione. Obiettivo: spingere crescita (per coprire le entrate che veranno a mancare)

Donald Trump l'ha definita "grandiosa". Il suo consigliere economico la considera "un'opportunità che capita una volta per generazione". Il segretario al Tesoro crede che sia un mezzo per portare ad almeno il 3% la crescita annua degli Stati Uniti alimentando l'occupazione e convincendo le aziende americane a rimpatriare "migliaia di miliardi di dollari" di utili parcheggiati all'estero. Ma la riforma fiscale presentata oggi dalla Casa Bianca come la "maggiore dal 1986" non ha stupito praticamente nessuno, nemmeno gli investitori che a Wall Street hanno fatto perdere slancio agli indici. Il motivo è semplice: il 45esimo presidente Usa vuole s" promuovere "uno dei maggiori tagli delle tasse nella storia Usa" ma i dettagli scarseggiano, anche su come coprire le entrate nelle casse del fisco che verrebbero a mancare.

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Il Ceo non assumerà automaticamente il ruolo di presidente del cda nel 2018, come previsto. La compagnia aerea si riorganizza dopo le polemiche legate al passeggero prelevato violentemente da un aereo in overbooking
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