Sacha Baron Cohen contro Mark Zuckerberg: "Aprirebbe un profilo anche a Hitler"

L’attore e comico attacca i giganti della tecnologia definendoli "la più grande macchina di propaganda della storia”
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Sacha Baron Cohen contro i giganti della tecnologia. L’attore e comico ha infatti definito Facebook, Twitter, YouTube e Google la "più grande macchina di propaganda della storia". Il protagonista di Borat è intervenuto a "Never Is Now", il summit della Anti-Defamation League sull’antisemitismo e l’odio a New York, dove ha puntato il dito contro i colossi dell’hi-tech colpevoli di aver facilitato centinaia di "attacchi omicidi a minoranze religiose ed etniche".

"Gli algoritmi da cui dipendono queste piattaforme amplificano deliberatamente il tipo di contenuto che coinvolge gli utenti: storie che fanno appello ai nostri istinti di base e che innescano indignazione e paura", ha detto Cohen che ha poi aggiunto: "Ecco perché YouTube ha consigliato miliardi di volte i video del cospiratore Alex Jones. È per questo che le notizie false superano le notizie reali, perché gli studi dimostrano che le bugie si diffondono più velocemente della verità".

L'attore britannico ha poi puntato il dito contro Mark Zuckerberg e la scelta di non effettuare un fact-checking sulle pubblicità politiche, non vietando quelle che contengono fake news: "Facebook pubblicherà qualsiasi annuncio 'politico', anche se è una bugia. Ti aiuteranno persino a mirare tali bugie ai loro utenti per ottenere il massimo effetto", ha detto Cohen.

Proprio il fondatore e Ceo di Facebook è stato il principale oggetto degli attacchi: "Se Facebook fosse stato in circolazione negli anni ‘30, avrebbe permesso a Hitler di pubblicare annunci di 30 secondi sulla sua 'soluzione' al 'problema ebraico', pensate a ciò che Goebbels avrebbe potuto fare con Facebook", ha detto l'interprete di Ali G che si è scagliato anche conto la definizione di bastione della "libera espressione" che lo scorso mese Zuckerberg aveva dato del suo social media.

 Ma non è tutto perché Cohen ha criticato duramente anche la decisione di Facebook di non rimuovere i negazionisti dell’Olocausto: "Abbiamo milioni di prove per l’Olocausto è un fatto storico. Coloro che negano la Shoah mirano a incoraggiarne un’altra", ha detto ancora l'attore secondo cui le società Internet "possono essere ritenute responsabili dei pedofili che usano i loro siti per colpire i bambini, e che sostengono l’omicidio di massa di minori a causa della loro razza o religione".

"Forse le multe non sono sufficienti. Forse è il momento di dirlo a Mark Zuckerberg e ai CEO di queste società: avete già permesso a una potenza straniera di interferire nelle nostre elezioni, avete già facilitato un genocidio a Myanmar, fatelo di nuovo e andrete in galera", ha concluso Cohen che ha spiegato perché reprimere il comportamento di Facebook non ha nulla a "che fare con la libertà di parola o di espressione": si tratta di assicurarsi che "le persone non siano prese di mira, molestate o uccise per via di chi sono, di chi amano,  del posto da dove vengono o per come pregano".